Come uscire dal vortice dei pensieri e delle emozioni dopo un tradimento

Come uscire dal vortice dei pensieri e delle emozioni dopo un tradimento

La Psicologia del Risveglio richiama l’esperienza degli antichi saggi del passato. Ne ripropone la conoscenza integrandola con quella delle scuole psicologiche contemporanee. Questo è un esempio pratico di come affrontiamo il caso della nostra lettrice, bloccata da un pensiero fisso dopo un tradimento.

Il Dhammapada, un antico testo buddista, afferma una verità che dovrebbe essere alla base di ogni consapevolezza:

«Siamo ciò che pensiamo. Tutto ciò che siamo sorge con i nostri pensieri. Con i nostri pensieri formiamo il mondo».

Quando subiamo uno shock affettivo, crediamo ciecamente che i pensieri siano l’unica verità. Essi, invece, sono semplicemente punti di vista personali. Potremmo definirli come delle “cartoline” del mondo di fronte ai nostri sensi. Sono immagini parziali, bidimensionali e provvisorie che noi stessi creiamo.

Il problema sorge quando iniziamo a inseguire queste immagini. Facendole ruotare nella mente, diamo vita a quelli che Patanjali definisce “vortici” mentali. Sono questi movimenti a tirarci dentro la sofferenza dell’analisi coatta. Ci fanno scambiare per realtà solida un circuito chiuso della testa.

L’experience sul campo – come quella di un giudice, di un avvocato o di un PM – insegna una cosa chiara. In un’aula di tribunale la verità si frantuma sempre in posizioni soggettive. Ognuno ha il suo puro punto di vista.

Nella sofferenza mentale accade lo stesso. Cerchiamo disperatamente una verità logica e assoluta per capire come dimenticare l’ex. Purtroppo la mente logica fornisce solo soluzioni che creano altri dubbi.

Quando siamo feriti, commettiamo tutti lo stesso errore. Pensiamo di poter spegnere il fuoco nato dopo un trauma gettandovi sopra altri pensieri. Ma i pensieri sono benzina e alimentano solo l’incendio.

Restare intrappolati nel passato: il copione dei perché

La lettrice ci racconta: «Ci sono cose che mi intrappolano nel passato…». Cerca cause, giudica, si affanna a capire. In questo modo rimane completamente assorbita nella sua stessa narrazione. Scivola così in una posizione di sofferenza dove subisce passivamente gli eventi.

È talmente immedesimata nelle sue parole da credere che quei pensieri dolorosi siano “conoscenza”. Confonde i libri – cioè i concetti mentali su come le cose dovevano andare – con l’esperienza diretta del momento. La mente resta bloccata in un loop infinito.

Il Risveglio dall’incastro mentale e somatico

Nella Psicologia del Risveglio l’intervento clinico si sposta dal contenuto del pensiero al processo dell’identificazione. Questo incastro non è solo un fatto cerebrale. Trova il suo specchio e il suo ancoraggio nel corpo.

Si manifesta chiaramente attraverso l’ansia da blocco del respiro. Porta al sorgere di una profonda tensione fisica che stringe il petto e congela la postura.

La persona ferita si ritrova temporaneamente rapita dalla sua stessa storia. Finché il respiro resta corto e contratto, la mente convaliderà l’illusione del dolore. Scambierà un vecchio ricordo per la realtà attuale.

Il vero risveglio inizia quando si spezza questo automatismo. Non si tratta di cercare nuove spiegazioni per il tradimento. Bisogna invece accorgersi della “cartolina”, mollare il vecchio copione e riportare l’attenzione giù, nel corpo.

Quando il respiro si riapre e la tensione fisica si allenta, la benzina finisce. La mente si svuota, il fuoco si spegne da sé e si torna alla realtà nuda del presente.

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